Gli Its, scuole di alta tecnologia legate al sistema produttivo, non seducono i giovani italiani

Sono 11.173. Un’avanguardia – seppur risicata – costituita da giovani uomini e donne che hanno scelto di iscriversi a uno dei 435 percorsi attivi presso Istituti Tecnici Superiori (ITS). A dirlo, nero su bianco, è stato l’Istituto Nazionale Documentazione Innovazione Ricerca Educativa (Indire) nella sua ultima relazione.

Ma l’ultimo Education at a glance 2019 – una delle più autorevoli fonte di informazioni sullo stato dell’educazione in tutto il mondo – che dedica un ampio capitolo all’Italia, svela i ritardi che il nostro Paese sconta sul fronte delle “vocazioni” rivolte agli Its e alle lauree in discipline Stem (scienze, tecnologia, ingegneria e matematica).

L’Italia, infatti, registra tra i Paesi dell’Ocse la seconda quota più alta (29%) di adulti laureati nelle discipline artistiche e umanistiche, in scienze sociali, giornalismo e nel settore dell’informazione. Meterie che non cessano di sedurre anche gli studenti del futuro Il 31% dei neo-laureati ha optato per discipline artistiche e umanistiche, le scienze sociali e il settore dell’informazione

Lauree Stem e Its: iscrizioni a confronto

L’Education at a glance 2019 stima che il 37% degli italiani si iscriverà  per la prima volta a un corso di studio universitario prima dei 25 anni (media Ocse: 45%). Il tasso della prima iscrizione universitaria aumenta fino al 43% se si includono le matricole internazionali e quelle di età superiore a 24 anni, rispetto alla media Ocse del 58%.

Il tasso di impiego per gli adulti laureati nel campo delle Itc (87%) e in ingegneria, industria manifatturiera ed edilizia (85%) è relativamente vicino alla media Ocse (solo 3 punti percentuali più basso). La quota di 25-64enni con un titolo d’istruzione terziaria in ingegneria, industria manifatturiera ed edilizia è però relativamente bassa (15%), sebbene sia leggermente più alta (17%) tra i neo-laureati.

Guardando agli Istituti tecnici superiori, solo l’1,7% delle matricole iscritte per la prima volta nel 2017 (il 2,7% degli uomini iscritti per la prima volta) ha scelto questo tipo di percorso. Davvero una esigua schiera soprattutto se si guarda agli esiti occupazionali a 12 mesi dal diploma. Va detto inoltre che il contributo pubblico, statale e locale, per l’intero sistema Its, secondo un’elaborazione curata da Ptsclas (società impegnata in ricerca, consulenza e advisory) è statopari, nel 2018, di circa 60 milioni di euro (di cui 38 di provenienza regionale); il Fondo di finanziamento ordinario delle università – che pure esce da un decennio di tagli – arriva a 7,4 miliardi.

Indire: esiti occupazionali a 12 mesi

La rilevazione di Indire si è concentrata sugli esiti occupazionali a 12 mesi dal diploma per le studentesse e gli studenti che hanno concluso i percorsi presso gli Its fra il primo gennaio e il 31 dicembre 2017 e ha riguardato 139 percorsi erogati da 73 Fondazioni Its su 103 costituite, 3.367 iscritti e 2.601 diplomati.

L’80% dei diplomati (2.068) ha trovato lavoro entro un anno dal diploma, nel 90% dei casi (1.860) in un’area coerente con il percorso di studi concluso. Del 20% dei non occupati o in altra condizione: il 10,3% non ha trovato lavoro, il 4,8% si è iscritto a un percorso universitario, il 2,1% è in tirocinio extracurricolare e il 2,8% è risultato irreperibile.

Le tipologie di contratto

Quanto alle tipologie di contratto, il 49,3% degli occupati è stato assunto con contratto a tempo determinato o lavoro autonomo in regime agevolato: questa è stata la tipologia contrattuale più utilizzata in tutte le aree tecnologiche. Uniche due eccezioni Mobilità sostenibile, per la quale prevale il contratto a tempo indeterminato o lavoro autonomo in regime ordinario e Tecnologie dell’informazione e della comunicazione, area nella quale prevale l’apprendistato.

Le aree con le migliori performance occupazionali

La distribuzione del tasso percentuale di occupati per area tecnologica mostra che le aree tecnologiche con le migliori performance occupazionali sono Mobilità sostenibile (83,4%) e Tecnologie dell’informazione e della comunicazione (82,5%). Tra gli ambiti del Made in Italy, Sistema meccanica (91,9%) e Sistema moda (86,3%) ottengono i migliori risultati. Esiti occupazionali meno significativi si registrano per Efficienza energetica (72,2%), Nuove tecnologie della vita (72,7%) e, per gli ambiti del Made in Italy, Sistema casa (57%).

 

2019-10-15T12:35:20+00:00 15 ottobre 2019|Categories: News|