Come ogni innovazione tecnologica, l’intelligenza artificiale porta con sé alcune sfide che talvolta appaiono in contrasto con i suoi benefici.

Quanto abbiamo sentito parlare di intelligenza artificiale in questi ultimi anni? I vantaggi che può apportare questa tecnologia nei diversi settori sono molteplici grazie alla sua straordinaria capacità di automatizzare processi, analizzare grandi quantità di dati e prendere decisioni rapide e precise.

Secondo i dati Istat del 2024, l’8,2% delle imprese in Italia con almeno 10 addetti utilizza tecnologie di intelligenza artificiale. In particolare, il 14% delle imprese con 50-99 addetti ha fatto ricorso a strumenti basati sull’AI mentre la quota delle grandi imprese che utilizza l’AI è cresciuta dal 24,1% nel 2023 al 32,5% nel 2024.

L’IA, infatti, ha il potenziale di rivoluzionare innumerevoli ambiti, dall’efficienza operativa alla promozione di pratiche sostenibili. Per citarne alcuni, l’ottimizzazione dei processi aziendali, la riduzione dei consumi energetici all’interno degli smart buildings, la promozione della sostenibilità ambientale e della mobilità intelligente. E ancora grandi innovazioni nel settore medicale, nell’industria manifatturiera con il miglioramento degli standard di precisione e qualità fino ad arrivare al perfezionamento della customer experience in svariati contesti.

Le sfide imposte dall’intelligenza artificiale

Tuttavia, come ogni tecnologia, anche l’intelligenza artificiale porta con sé delle sfide, alcune delle quali possono sembrare in contrasto con i suoi benefici. Infatti, mentre da un lato l’IA promette di ottimizzare i consumi e migliorare l’efficienza, dall’altro comporta una crescente domanda di risorse, in particolare energia e acqua, per alimentare i server e i data center che la supportano.

Il paradosso risiede proprio in questo: se l’IA aiuta a ridurre i consumi energetici in alcuni settori, l’infrastruttura che la rende operativa necessita di enormi quantità di energia. Ecco perché la sua applicazione deve essere attentamente monitorata per evitare che i benefici in termini di efficienza energetica vengano vanificati dai consumi elevati richiesti per alimentare i suoi sistemi.

Basti pensare che, attualmente, Chat GPT consuma più di 500.000 kWh di elettricità al giorno mentre il consumo medio giornaliero di una famiglia media statunitense ammonta a 29 kWh.

Lo scenario globale

Secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA), nel 2022, i data center hanno consumato 1,65 miliardi di gigajoule di elettricità (circa il 2% della domanda globale) mentre, tra il 2022 e il 2026, l’intelligenza artificiale arriverà a consumare il 20% della potenza globale dei data center a causa della sua crescita esponenziale.

Questo scenario non solo solleva preoccupazioni sul consumo energetico, ma anche sull’impatto ambientale. Infatti, secondo i risultati emersi dal report Developing Sustainable Gen AI, condotto dal Capgemini Research Institute, per il 48% dei dirigenti aziendali l’uso dell’intelligenza artificiale generativa ha aumentato le emissioni di gas serra.

Tuttavia, gli stessi intervistati hanno affermato che solo il 12% ha predisposto un sistema adeguato in grado di valutarne le conseguenze effettive. Gli esperti di Capgemini stimano inoltre che, nei prossimi due anni, la quota di gas serra derivante dall’uso aziendale della Generative AI crescerà, passando in media dal 2,6% al 4,8%.

Il paradosso dei consumi energetici e idrici

Questi dati rendono lampante il fatto che ci troviamo nell’era dell’iperconsumo digitale, caratterizzata dall’adozione di sistemi informatici che richiedono ingenti quantità di energia e acqua per essere costruiti e operare.

Il fabbisogno energetico per l’addestramento e l’implementazione dell’intelligenza artificiale è ormai un tema noto, con previsioni di aumento della domanda di energia da parte dei data center che supportano queste tecnologie. Più un modello di IA è grande, maggiore sarà la potenza di calcolo necessaria.

Nonostante il forte impatto ambientale, molte aziende tecnologiche promuovono l’intelligenza artificiale come parte della soluzione alla crisi climatica e non come una causa del problema. In risposta, ricercatori e sviluppatori stanno esplorando approcci per ridurre l’energia richiesta come l’uso di chip più efficienti e la creazione di modelli più piccoli.

Tuttavia, per gli utenti attenti al proprio consumo energetico, risulta sempre più difficile evitare l’uso di strumenti basati sull’AI ormai integrati in numerosi software e applicazioni. Basti pensare che, sia che si lavori online sia che si navighi per svago, è praticamente impossibile non incontrare chatbot e altre funzionalità che permettono di migliorare la produttività.

E non è finita qui perché, dal punto di vista ambientale, la situazione non si limita al solo consumo energetico, ma anche a quello idrico. I data center, infatti, non solo richiedono ingenti quantità di energia per far funzionare i processori, ma necessitano anche di un notevole dispendio di risorse per il raffreddamento. Ogni giorno vengono utilizzati milioni di litri d’acqua per mantenere sotto controllo le temperature con pompe e impianti che, a loro volta, sono alimentati da energia.

La ricerca di equilibrio tra innovazione e sostenibilità

L’intelligenza artificiale, quindi, potrebbe contribuire all’efficientamento energetico poiché viene già impiegata con questo scopo in vari settori. Tuttavia, per poter raggiungere questo obiettivo, deve prima risolvere il proprio problema legato alla sostenibilità.

Il dibattito è complesso e le soluzioni non sono immediate. Da una parte, c’è la necessità di far progredire l’intelligenza artificiale e, dall’altra, l’urgenza di farlo in maniera sostenibile. Le aziende stanno esplorando diverse opzioni che vanno dall’uso del nucleare alle rinnovabili, dall’ottimizzazione del software a nuove tecnologie hardware. La sfida sta nel trovare un equilibrio tra innovazione e sostenibilità prima che l’enorme richiesta energetica dell’IA diventi insostenibile.

Il futuro potrebbe essere caratterizzato da una combinazione di approcci differenti: modelli più efficienti di AI Open-Source, energia pulita dai reattori nucleari di nuova generazione, hardware ottimizzato e un maggiore focus sull’efficienza energetica.

L’era in cui si perseguiva lo sviluppo dell’AI senza considerare l’impatto sui consumi è ormai alle spalle e questo cambiamento potrebbe essere la chiave per costruire un futuro più equilibrato e sostenibile.

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Fonti:

Report Istat – IMPRESE E ICT 2024 [LINK]

Corriere della Sera, Intelligenza artificiale sì o no? Secondo 2mila aziende aumenta la produzione di gas serra e allontana dagli obiettivi di sostenibilità, 2025 [LINK]

Forum PA, IA, la necessità di una governance responsabile: il caso Istat, 2025 [LINK]

Macitynet.it, L’intelligenza artificiale divora energia, ora è vera crisi globale, 2025 [LINK]

Rinnovabili & Risparmio, Intelligenza artificiale e sostenibilità: ridurre i consumi, 2025 [LINK]

Wired, Il consumo energetico dell’AI è fuori controllo, 2024 [LINK]