Tecnologia e patrimonio culturale si incontrano in un sistema innovativo per la protezione delle opere d’arte. Massimo Luise di Makros racconta come meccatronica, ricerca e passione possano diventare custodi del nostro passato.
Negli ultimi anni, l’arte ha intrapreso un dialogo sempre più stretto con la tecnologia, dando vita a opere inedite grazie all’uso di robot, intelligenza artificiale e realtà aumentata. Tuttavia, mentre l’innovazione arricchisce la produzione artistica, la conservazione del patrimonio culturale rimane una sfida fondamentale.
In questo contesto, Makros emerge come pioniera nella protezione e conservazione intelligente delle opere d’arte. Nata come srl nel 2018, l’azienda ha sviluppato il sistema Blockfire® – brevettato dal fondatore, Massimo Luise e oggi abbinato ad altri brevetti – un’innovativa tecnologia di archiviazione che preserva i beni culturali da rischi come fuoco, acqua, muffa e batteri, senza l’uso di impianti di spegnimento automatico.
Con brevetti nazionalizzati in Paesi europei, oltre che in Cina, Stati Uniti, Canada, Russia, Turchia, e installazioni in musei, archivi e istituzioni culturali in Italia, Europa, Nord America e Asia, Makros rappresenta un esempio di come la meccatronica possa coniugarsi con la cultura per garantire la salvaguardia del nostro patrimonio.
Per approfondire al meglio le tecnologie e le innovazioni di Makros, abbiamo intervistato Massimo Luise, fondatore e CEO dell’azienda.

Massimo Luise, fondatore e CEO di Makros.
Come nasce l’idea alla base delle tecnologie Makros e in cosa si distingue rispetto ai metodi di conservazione precedenti? Ci può raccontare anche qualcosa sul processo di sviluppo e sulle sfide affrontate?
L’idea di Blockfire, che dato avvio a tutto, quindi anche a Makros, è nata dall’osservazione dell’esistenze e delle lacune nei sistemi di protezione del patrimonio, in particolare cartaceo.
Andando per musei ed archivi, per lavoro, constatavo che spesso il materiale era esposto ai pericoli, perché non adeguatamente custodito. Faldoni chiusi in armadi o spesso in vista. Cosa ne sarebbe in caso di incendio? Gli estintori spengono le fiamme, tuttavia rischiano di danneggino il contenuto.
Cosa serve? Sono partito da questa domanda e ho brevettato Blockfire, il sistema archivistico che protegge dal fuoco chiudendosi automaticamente, grazie a un sistema intelligente. Il materiale rimane intatto anche a mille gradi di temperatura esterna. In due ore, la temperatura interna – su un campione di carta – arriva a 78 gradi. Di lì, l’idea di proseguire con la protezione anche dal deterioramento batterico e fungino, che chiama in causa l’ambiente esterno e interno. E dall’acqua.

Blockfire
Oggi riusciamo ad esempio a prevenire la stessa proliferazione fungina, che ‘buca’ la carta o ‘mangia’ le cornici lignee di un quadro. Certo, serve fare costantemente ricerca, studiando anche gli ambienti esterni, che hanno caratteristiche mai standardizzate.
La nostra è una ricerca continua, guidata da un comitato tecnico scientifico composto da matematici, biologi, esperti di software, architetti, ingegneri, che orienta lo sviluppo. Sperimentiamo costantemente. Collaboriamo con enti importanti come il CNR di Firenze.
Oggi, in Makros, ci occupiamo non solo di protezione dal fuoco, ma di protezione e conservazione del patrimonio tutto – quindi cartaceo, artistico e culturale nelle varie declinazioni – da fuoco, batteri, acqua.
I nostri sono sistemi intelligenti perché si auto regolano, lanciando nel frattempo alert agli operatori. All’esterno, sono tutti dotati di un software che fornisce tutti gli indicatori in tempo reale.
Le innovazioni di Makros hanno avuto risonanza in Italia e all’estero. Quali sono stati i progetti più significativi finora e che tipo di opere o materiali avete contribuito a salvaguardare grazie alla vostra tecnologia?
Ogni Paese ha una sua idea di identità e memoria. In Asia, ad esempio, abbiamo fatto installazioni al polo bibliotecario di Rami Barrack di Istanbul (come Makros Project), per contenere 2 milioni di libri, o al Museo degli Antichi Costumi di Ankara, l’archivio storico di Bordeaux.
In Italia, lavoriamo molto con i musei e gli archivi. Abbiamo appena terminato 13 chilometri per l’Archivio Centrale dello Stato di Roma, e chilometri – con parte sotterranei nei giardini interni – al Max Planck Institut di Firenze, altrettanti al Politecnico di Torino. Poi ci sono i tribunali, le aziende sanitarie, le università. Tra le particolarità, qualche anno fa abbiamo fatto una installazione al Museo del Giocattolo di Bra, al museo dell’Antartide di Genova per la protezione di oggetti rari.
Dalla carta ai tessuti passando per quadri e suppellettili, tutto può essere protetto e conservato. Oggi stiamo studiando la protezione del materiale fotografico.

Blockfire
Makros è anche impegnata nella formazione e nel coinvolgimento delle nuove generazioni.
In che modo sostenete l’educazione dei giovani nel campo della meccatronica applicata all’arte? Avete attivato collaborazioni con scuole, università o istituzioni culturali per favorire questo dialogo tra tecnologia e patrimonio artistico?
Noi crediamo moltissimo nella trasmissione del sapere e dei saperi. Ci muoviamo su vari fronti. Il più tradizionale, accogliere giovani stagisti di Facoltà come Economia e Ingegneria che hanno così l’opportunità di vedere da vicino come funziona la nostra realtà. Più in generale, sosteniamo eventi culturali e progetti finalizzati anche alle scuole di ogni ordine e grado.
Qualche esempio: anche nel 2025, per il terzo anno consecutivo, abbiamo sostenuto il Festival di Caterina Sforza – L’anticonformista di Forlì, una rassegna che apre al teatro, alla letteratura, alla filosofia con eventi mirati e capaci di coinvolgere un pubblico eclettico, che comprende anche l’età scolare con iniziative mirate.
Dal 2025 sosteniamo il Master di Giornalismo dell’Alma Mater Bologna perché crediamo che l’informazione abbia un ruolo fondamentale per raccontare il mondo che cambia, quindi gli aspetti economici, sociali, culturali.
Ma sosteniamo anche il Basket della nostra città, Ferrara, perché lo sport sano promuove l’aggregazione e lo sport è fondamentale per generazioni intossicate dagli smartphone. All’interno, vi è un programma di Alleanza Digitale per le scuole.
Vogliamo diffondere l’importanza dell’ingegno, della creatività, che gli studenti rischiano di perdere. La cultura non è solo il prodotto finito, ma tutta una filiera che ha a che fare con la meccanica, l’idraulica, la termodinamica. Con le scienze in generale. Oggi più che mai con la robotica, l’AI, l’automazione.
È un processo che coinvolge molti ambiti e in cui i ragazzi possono trovare soddisfazione e un senso. Anche chi si orienta verso istituti professionali e tecnici altamente specializzati.
Noi collaboriamo con l’Università degli Studi di Ferrara, partecipando a seminari di formazione organizzati dalla Facoltà di Architettura e abbiamo sviluppato insieme di Ingegneria prototipi con azionamenti che sfruttano la meccatronica.