In Italia cresce il divario tra domanda e offerta di profili tecnici e digitali nelle discipline STEM. Il Politecnico di Bari punta su nuovi corsi interdisciplinari per colmare il gap. Università e imprese devono lavorare insieme per formare professionisti capaci di affrontare le sfide del digitale e della sostenibilità.

Per le imprese STEM in Italia trovare giovani professionisti capaci di affrontare la complessità del mondo del lavoro è sempre più complesso. Ad esempio, come riportato da Agenda Digitale, secondo l’Osservatorio delle Competenze Digitali circa il 50% delle aziende italiane segnala difficoltà nel trovare profili laureati STEM. Questi livelli superano il 60% nei settori dell’Information Technology e dell’Ingegneria. Come evidenziato da Confindustria, questo divario è destinato ad aumentare, con una previsione di oltre 2 milioni di nuovi occupati richiesti nei prossimi cinque anni.

A livello europeo, Paesi come la Germania hanno avviato programmi per colmare questo gap, promuovendo ad esempio l’inclusione femminile attraverso borse di studio e collaborazioni tra scuole, università e aziende. In Italia, invece, prevalgono iniziative isolate da parte delle aziende private, senza una strategia nazionale integrata.

Nel contesto attuale italiano, il ruolo delle università diventa quindi cruciale: formare persone con competenze realmente spendibili nel mondo del lavoro. Costruire una sinergia strutturata tra università e imprese è oggi una delle sfide più urgenti per il nostro sistema formativo.

Abbiamo approfondito il tema con Francesco Cupertino, Rettore del Politecnico di Bari.

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Francesco Cupertino, Rettore del Politecnico di Bari

In un contesto segnato dalle transizioni digitale, energetica ed ecologica, le università sono chiamate a formare persone capaci di affrontare la complessità del cambiamento. Come sta rispondendo il Politecnico di Bari a questa sfida a livello di offerta formativa?

Tra i corsi di studio attivati più di recente posso citare la laurea magistrale in Trasformazione digitale, un percorso significativo del cambiamento in atto, perché è stato progettato per rendere “digitalmente abili” tutti quei laureati che non hanno basi tecnico scientifiche. Chi ha competenze umanistiche, giuridiche, economiche e scientifiche trova quindi il percorso perfetto per aumentare il proprio bagaglio culturale ed accedere al mercato del lavoro digitale, in forte crescita. E abbiamo altri esempi.

Quest’anno abbiamo lanciato la triennale in Ingegneria della Creatività Digitale, un corso interateneo tra il Politecnico di Bari e l’Università degli Studi della Basilicata. È un percorso formativo interdisciplinare per formare un ingegnere junior che abbia competenze nei settori del design di prodotto digitale, lo sviluppo di contenuti multimediali, l’animazione, la produzione video e l’arte digitale. In questo corso si incontrano conoscenze ingegneristiche, abilità digitali e creatività.

I settori ad alto tasso di innovazione richiedono non solo tecnologie all’avanguardia, ma anche nuove competenze. A tal proposito, qual è il ruolo dei politecnici nel promuovere una contaminazione tra saperi tecnico-scientifici e umanistici, favorendo così un approccio olistico da parte dei professionisti del futuro?

Consideriamo fondamentale la collaborazione con le imprese. Attraverso l’ascolto delle esigenze del mondo produttivo, siamo in grado di aggiornare l’offerta formativa in base alle mutevoli esigenze del mondo del lavoro, prevedendo anche i futuri sviluppi. Tutta l’offerta formativa del Politecnico sta andando nella direzione della multidisciplinarietà e della contaminazione tra saperi; con l’aiuto delle imprese, dalle quali riceviamo richieste ben precise, stiamo aggiornando anche i percorsi più tradizionali.

I nuovi modelli di sviluppo sostenibile richiederanno, infatti, una grande quantità di nuove tecnologie e profili professionali inediti. Poiché il cambiamento interesserà molti aspetti della vita sociale, dalla produzione al consumo, agli stili di vita, dobbiamo fornire al mercato del lavoro figure in grado di governare questa complessità, con una visione più ampia.

Quali strategie sta implementando il suo ateneo per rafforzare il legame tra ricerca accademica e tessuto produttivo?

Stiamo implementando il nostro modello di collaborazione con le imprese. Il fulcro di questo modello è stato in questi ultimi anni il laboratorio pubblico-privato, una struttura di ricerca e sviluppo in cui i nostri ricercatori lavorano fianco a fianco a quelli delle aziende partner, su linee di ricerca di stretta attualità e interesse comune. Lavorando fianco a fianco, stiamo al passo della ricerca industriale più avanzata, facilitando il trasferimento tecnologico e l’inserimento lavorativo. Per fare un esempio, in uno di questi laboratori è nato il Fadec, il sistema di controllo del Catalyst, un propulsore turboelica di ultima generazione, prodotto da Avio Aero. Catalyst è il primo turboelica sviluppato e prodotto in Europa negli ultimi 50 anni; un risultato storico per il sistema Italia.

Oggi abbiamo 16 laboratori pubblico-privati al Politecnico, in vari settori, e riceviamo sempre nuove richieste. Nel frattempo, stiamo adattando questo sistema di collaborazione alle piccole e medie imprese, che hanno necessità di fare innovazione ma, spesso, non hanno gli stessi mezzi delle grandi compagnie per investire massicciamente in ricerca e sviluppo. Da questa riflessione è nato, ad esempio BINP – Boosting innovation in Poliba – l’incubatore di startup del Politecnico di Bari, che è stato avviato due anni fa e ha già ottenuto ottimi risultati, con oltre 4 milioni di euro di fondi di venture capital raccolti e sei startup incubate.

Le università saranno determinanti per lo sviluppo dei territori e del Paese nei prossimi anni. Il Politecnico, in particolare, dovrà essere sempre più un polo di ricerca all’avanguardia, favorendo la crescita di un ecosistema dell’innovazione che coinvolga università e centri di ricerca, istituzioni, professioni, PMI e startup. Questa sinergia favorirà lo sviluppo dei settori più innovativi e promettenti e l’occupazione qualificata dei nostri talenti.