Da oltre cinquant’anni Terzani interpreta il lusso attraverso creazioni che uniscono design, ricerca e artigianalità. Ne abbiamo parlato con Nicolas Terzani, Co-Owner di Terzani Srl e CEO di Terzani USA Inc., per approfondire il ruolo dell’innovazione nei processi produttivi e il valore della manifattura nell’era dell’automazione.

L’Italia è riconosciuta nel mondo come una delle culle del design e dell’arredamento di alta gamma. Un primato costruito nel tempo grazie alla capacità di coniugare cultura progettuale, qualità manifatturiera e ricerca costante di nuove soluzioni produttive. In un mercato sempre più orientato all’automazione e alla standardizzazione, le aziende italiane sono chiamate a preservare il proprio patrimonio artigianale integrandolo con tecnologie avanzate e processi evoluti.

In questo scenario si inserisce Terzani, azienda fondata a Firenze nel 1972 e oggi punto di riferimento internazionale nel settore dell’illuminazione di lusso. Attraverso la sperimentazione di nuovi metodi produttivi e l’utilizzo di materiali pregiati, il brand ha sviluppato uno stile unico che colloca le proprie creazioni al confine tra arte, design e innovazione tecnologica. Le sue “sculture di luce” nascono dall’incontro tra lavorazioni tradizionali del vetro e del metallo e una costante ricerca di nuove soluzioni produttive.

Per approfondire come automazione e artigianalità possano convivere all’interno di una realtà manifatturiera orientata all’eccellenza, abbiamo intervistato Nicolas Terzani, Co-Owner di Terzani Srl e CEO di Terzani USA Inc., che ci ha raccontato la visione dell’azienda e le sfide che stanno trasformando il design di lusso.

Il settore dell’illuminazione di lusso sta vivendo una profonda evoluzione grazie a nuove tecnologie e processi produttivi avanzati. Quali innovazioni ritiene più significative per il futuro del comparto e in che modo stanno influenzando il lavoro di Terzani?

Il cambiamento più profondo non è una singola tecnologia, ma un nuovo modo di pensare il rapporto tra macchina e mano.

In Terzani lavoriamo da sempre al confine tra arte, design e ingegneria, e strumenti come la stampa 3D, il taglio laser e le lavorazioni a controllo numerico ci permettono oggi di immaginare forme che fino a pochi anni fa sarebbero state impossibili.

Anche nella fase progettuale l’innovazione ci accompagna: utilizziamo l’intelligenza artificiale non per generare le idee, che restano frutto della nostra visione, ma per dare loro forma rapidamente, visualizzarle e validarle prima della produzione.

Ma per noi l’innovazione non serve a produrre di più, bensì a produrre meglio: a dare all’artigiano più libertà creativa e più precisione, senza mai sostituirne il gesto.

La tecnologia amplia il campo del possibile; resta la mano dell’uomo a trasformare quel possibile in un’opera.

La realizzazione delle vostre creazioni richiede elevati standard qualitativi e grande attenzione ai dettagli. Quali tecnologie e macchinari utilizzate oggi per la lavorazione del vetro e degli altri materiali, e quale contributo offrono in termini di precisione, efficienza e qualità del prodotto finale?

Nel nostro laboratorio convivono lavorazioni antiche e strumenti evoluti.

Il cristallo ci viene fornito da antiche cristallerie toscane, custodi di un sapere secolare, ma la sua lavorazione richiede oggi anche tecnologie sofisticate. Penso alla nostra Calla, la cui forma nasce da una sequenza di stampaggio in due fasi: un primo stampo allunga il vetro e garantisce uno spessore uniforme che, a mano libera, sarebbe impossibile controllare; un secondo stampo ne definisce la forma finale. Infine, un artigiano interviene a mano con un taglio e una molatura per definirne la punta: è il gesto umano a completare ciò che la macchina ha preparato. È un esempio perfetto di come la tecnologia renda possibile ciò che l’artigianalità, da sola, non potrebbe.

Lo stesso vale per Genesis, uno dei nostri nuovi prodotti: un’opera totalmente scultorea e artigianale. La maglia metallica che le dà forma viene generata da una macchina tessile a controllo elettronico, modificata da un’azienda artigiana mediante l’aggiunta di dispositivi elettronici e meccanici per lavorare il filo metallico anziché quello tessile. La maglia così prodotta viene poi ripresa dall’artigiano, che ne cuce a mano i bordi e le dà la forma con cui l’opera prende vita.

È meccatronica al servizio dell’arte. Allo stesso modo, il tornio a controllo numerico, il taglio laser e la stampa 3D ci permettono di realizzare con precisione assoluta i componenti che danno vita alle nostre sculture di luce, spesso caratterizzate da geometrie complesse. La macchina prepara, ma non conclude: ogni componente entra poi nelle mani dell’artigiano che lo rifinisce, lo assembla e lo nobilita. È questo passaggio di testimone tra precisione tecnica e sapienza manuale a garantire la qualità che il cliente riconosce come Terzani.

In un contesto industriale sempre più orientato verso automazione e digitalizzazione, quanto è importante preservare il valore dell’artigianalità e come riuscite a mantenere l’equilibrio tra innovazione e intervento umano?

Per noi preservare l’artigianalità non è nostalgia, è strategia. Il nostro valore non è il costo, è l’identità: la finitura dei metalli e dei cristalli, la cura del dettaglio, l’unicità di ogni pezzo.

La tecnologia non snatura tutto questo, anzi lo protegge: libera l’artigiano dai compiti più ripetitivi e gli permette di concentrarsi su ciò che solo l’uomo sa fare. È il contrario della delocalizzazione.

Grazie all’integrazione tra tecnologie avanzate e saper fare artigiano possiamo restare competitivi rimanendo in Italia, producendo su misura, in piccoli lotti, anche pezzi unici, con tempi e qualità che reggono il confronto internazionale.

Il vero lusso, in fondo, è il tempo e la cura che la tecnologia ci permette di dedicare ai dettagli.